Nasce Allattami, la banca del Latte Umano Donato di Bologna

ALLATTAMI vuole raccogliere almeno i 600 litri di latte umano donato che servono ai neonati ricoverati nelle terapie intensive neonatali del Policlinico di S. Orsola e dell’Ospedale Maggiore. Il progetto presentato anche su Quotidiano Sanità.

A Bologna ogni anno nascono più di 100 bambini prematuri con peso inferiore a 1500 grammi, che lottano ogni giorno contro mille difficoltà, infezioni e gravi complicanze che possono compromettere le loro possibilità di farcela.

La scienza è unanime: il latte umano aumenta la possibilità di sopravvivenza dei neonati prematuri e ne favorisce l’accrescimento e lo sviluppo. Non sempre però le madri di questi neonati, sottoposte a grandi stress fisici e psicologi, hanno latte a sufficienza.

Per rispondere a questo bisogno è nata ALLATTAMI, presentata oggi in una conferenza stampa a cui era presente anche Massimo Annicchiarico, direttore sanitario dell’Azienda USL di Bologna. ALLATTAMI è la Banca del Latte Umano Donato di Bologna, nata dall’iniziativa dell’ Unità Operativa di Neonatologia del Policlinico di S. Orsola e di Granarolo.

ALLATTAMI si è posta un obiettivo: raccogliere almeno i 600 litri di latte umano donato che servono ai neonati ricoverati nelle terapie intensive neonatali del Policlinico di S. Orsola e dell’Ospedale Maggiore. Per raggiungere tale obiettivo è stata avviata un’importante azione di sensibilizzazione verso le future e nuove mamme grazie alla collaborazione dell’Azienda Usl di Bologna, del Collegio delle Ostetriche, dei Pediatri di famiglia e de Il Cucciolo, associazione in Bologna dei genitori dei bambini nati pretermine.

ALLATTAMI seleziona le mamme donatrici, ritira il loro latte direttamente a casa, lo pastorizza e conserva in condizioni di massima sicurezza e lo fornisce agli ospedali cittadini. La seleziona delle mamme donatrici, che abbiamo molto latte e siano in buone condizioni fisiche, verrà effettuata dai medici del  Policlinico di S. Orsola che valuteranno, caso per caso, se vi siano tutte le condizioni utili alla donazione. Una volta arruolate le Mamme Donatrici di ALLATTAMI riceveranno tutte le informazioni e le attrezzature utili per l’estrazione e la conservazione del latte al loro domicilio: un tiralatte professionale, una serie di biberon monouso, un datalogger per la misurazione della temperatura del proprio freezer. Nessuna spesa per loro e nessuna scomodità. Un tecnico specializzato infatti passerà a ritirare il latte donato direttamente a casa delle donatrici una o due volte alla settimana. Il latte verrà portato nel laboratorio della Banca del Latte Umano Donato, presso lo stabilimento Granarolo di Bologna. Qui ogni biberon verrà sigillato e pastorizzato per renderlo massimamente sicuro per i neonati che lo riceveranno. Ogni passaggio di ogni singolo biberon verrà registrato con un apposito programma informatizzato, dal momento del ritiro dalla casa della donatrice fino a quando arriverà alla Terapia Intensiva Neonatale che ne ha fatto richiesta.

ALLATTAMI è stata realizzata secondo le più recenti Linee Guida per la costituzione e organizzazione di una Banca del Latte Umano Donato ed è la prima banca italiana nata e gestita in stretta collaborazione tra una struttura sanitaria pubblica, il Policlinico di S. Orsola e una azienda privata, Granarolo.

ALLATTAMI inizia ufficialmente la propria attività oggi, 2 ottobre 2012.

La Neonatologia dell’Ospedale Maggiore

La Neonatologia dell’Ospedale Maggiore è il punto di riferimento dei circa 4.000 neonati che ogni anno nascono nelle Maternità degli Ospedali dell’Azienda Usl di Bologna (Maggiore di Bologna, Bentivoglio e Porretta Terme) ma anche in altri centri regionali e extraregionali. Ogni anno assiste circa 50 neonati di peso inferiore o uguale ai 1.500 grammi o di età gestazionale inferiore alle 30 settimane. I risultati, in termini di sopravvivenza assoluta e di sopravvivenza senza gravi patologie, sono superiori alla media internazionale rilevata dalla più importante rete di Neonatologie del mondo, il Vermont Oxford Network.

Le probabilità di vita per un neonato con un peso non superiore a un chilogrammo e mezzo, o nato dopo una gestazione inferiore a 30 settimane, negli ultimi anni sono in costante aumento, e con esse  anche le possibilità di avere una vita di qualità, senza gravi disabilità.

A Bologna, infatti, l’esperienza maturata negli anni ha consentito di raggiungere risultati fino a qualche tempo fa insperati. Nella Neonatologia dell’Ospedale Maggiore nel triennio 2008-2010 i neonati gravemente prematuri sopravissuti sono stati il 93,4% (84,2% la percentuale media internazionale), il 67,1% senza patologie rilevanti (50,9% il dato medio internazionale), dati confermati anche per il 2011.

Risultati, questi, ottenuti grazie alla ricerca scientifica e alla innovazione tecnologica. Nuove terapie farmacologiche e apparecchiature meno invasive, infatti, consentono di assistere anche le forme più gravi di insufficienza respiratoria. Sul fronte dei farmaci, ad esempio, l’avvento dagli anni ’90 del surfactant di origine estrattiva animale ha cambiato in meglio la storia naturale della malattia respiratoria nei neonati pre-maturi, permettendo loro di ricevere dall’esterno questo elemento, del quale sono carenti, e consentendo, così, la respirazione.

Le nuove apparecchiature, inoltre, hanno consentito di operare in maniera molto meno invasiva,  senza dover ricorrere sempre alla intubazione tracheale, riducendo notevolmente i danni legati alla ventilazione meccanica e consentendo di calibrare l’intensità degli interventi sul singolo neonato e sulle diverse fasi.

Il percorso di assistenza che si segue nel caso di un parto prematuro

Tanto più il bambino è piccolo e prematuro, tanto più il percorso è complesso. La cura e l’assistenza al neonato prematuro si articolano in fasi successive, a partire da interventi di terapia intensiva proporzionali al grado di prematurità e di riduzione del peso neonatale. Già nella fase iniziale i neonatologi ricorrono a tecniche invasive solo quando strettamente indispensabili, sforzandosi di limitarne, per quanto possibile, intensità e durata, per passare prima possibile a tecniche non invasive.

In genere i tempi di ricovero per questi neonati sono tali da consentire, in assenza di complicanze maggiori, peraltro non frequenti, il ritorno a casa all’incirca intorno alla data naturale della loro nascita.

Per tutto il periodo che il bambino rimane ricoverato la Neonatologia dell’Ospedale Maggiore offre alle mamme la possibilità di alloggiare e di vivere accanto al loro bambino, accompagnate dal personale medico e di assistenza nel percorso che le condurrà al ritorno a casa. È determinante, infatti, sin dalla fase di ricovero in Terapia Intensiva Neonatale, facilitare la costruzione della relazione mamma-bambino, così traumaticamente e precocemente interrotta, attraverso tutte le modalità di contatto e interazione, come la marsupio-terapia e l’attaccamento al seno.

Fonte: AUSL Bologna, www.ausl.bologna.it

 

Questa voce è stata pubblicata in Notizie. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.