"Trapianto… e adesso sport", i risultati del primo studio sugli effetti dell'attività fisica

Sensibile miglioramento dello stato di salute effettivo e di quello percepito dopo sei mesi di attività sportiva post trapianto.

E’ quanto dimostrano i risultati del Protocollo di Ricerca “Trapianto… e adesso sport”, il primo studio scientifico disegnato per misurare gli effetti dell’attività fisica nel paziente con trapianto di organo solido. Lo studio, promosso dal Centro Nazionale Trapianti, è stato presentato al Ministero della Salute il 10 ottobre.

Nato per iniziativa di un gruppo di esperti di Medicina dei Trapianti e Medicina dello Sport, in collaborazione con l’Università degli Studi di Bologna e il Centro Studi Isokinetic, ha coinvolto inizialmente alcune strutture territoriali presenti in Emilia Romagna e nel Veneto, per poi diffondersi a livello nazionale.

Lo studio è iniziato due anni fa e, ad oggi, sono disponibili i risultati preliminari, ottenuti su 22 pazienti (20 trapiantati di rene e 2 di fegato) che hanno completato la prima fase del protocollo.

Riassumendo, dopo sei mesi di esercizio personalizzato, effettuato tre volte alla settimana, per un’ora ogni volta, si è osservato che:

  • la percentuale di grasso corporeo è diminuita in media del 5%;
  • la forza degli arti superiori e inferiori ha fatto registrare un aumento medio compreso tra l’8 e il 18% a seconda dei gruppi muscolari considerati;
  • la massima potenza aerobica è aumentata in media del 10%.

Questi dati indicano complessivamente che l’esercizio personalizzato, prescritto dal Medico dello Sport e somministrato con la supervisione di personale appositamente preparato, porta in un tempo ragionevolmente breve a un miglioramento delle condizioni fisiche dei pazienti trapiantati. Tale risultato si manifesta con il miglioramento della composizione corporea (diminuzione della percentuale di tessuto adiposo) e con l’aumento della capacità di lavoro (aumento della forza muscolare e della resistenza cardiorespiratoria).

Questi effetti sono accompagnati da un miglioramento della percezione del proprio stato di salute fisica (+9%), di salute generale (+7%) e del benessere psico-fisico (+10%).

I risultati preliminari dello studio sono quindi assai incoraggianti e confermano l’ipotesi che l’esercizio fisico è indispensabile per migliorare le condizioni di salute psicofisica dei pazienti che hanno subìto un trapianto di organo solido e soprattutto per prevenire gli effetti negativi che le terapie immunosoppressive hanno sull’apparato cardiocircolatorio e sul metabolismo glucidico e lipidico dei pazienti trapiantati. L’esercizio fisico si configura quindi come un vero e proprio farmaco.

Le indagini promosse dal CNT e i dati sinora raccolti, consentono di dichiarare che la metodologia che ha ispirato lo studio clinico sui trapiantati di organo può essere considerata valida e quindi può essere trasferita anche in altri ambiti, e in particolare ad altre tipologie di pazienti affetti da importanti patologie croniche.

Fonte: Ministero della Salute, www.salute.gov.it

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